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Out in exclusive on ARTRIBUNE

During the shooting of the documentary “iSola” (80′) in which I participated as organizer and operator for some scenes, my friend and director Elisa Fuksas asked me to think as an artist about something, perhaps a performance, that could connect herself and Alessia, her longtime friend, lost, and then found again thanks to the common cancer. A gesture, a symbolic act, above all a surprise for Alessia, which could close the film.

Since the documentary is shot entirely with the iPhone and the theme of faith is present, I thought of a sort of “vertical pilgrimage”, a technological prayer for both that pushes upwards, and so I decided to launch an iPhone (mine) in the space (with a weather balloon).

Ascending higher and highter, and disconnecting from friends, the launched iPhone has become a kind of small contemporary “Golden Record”, which relaunches earthly things, those that we all see now more and more exclusively on the screens of our mobile phones, on a cosmic scale, offering a dreamlike experience and a reflection on the revolutionary use of technologies and social media.

It is possible that it is the only civilian mobilephone to have ever reached to those heights, 37,000 meters, more than three times the Mount Everest. During the launch it was like really touching the sky with a finger through this technological prosthesis. The phone miraculously survived, even at -60 degrees. It took me a month and a half to organize this “performance”, created with the collaboration of the Milanese production house Involve Productions. This work represents my fourth “artblitz” 4/5 and, with “Macrocosmo” e “Deserto_mare”, concludes my personal videoart “trilogy of space”.

The “outtakes” are all images shot with smartphones, videos uploaded by anonymous users found online as if from a digital collective unconscious, which sometimes become news broadcast by institutional information channels. I liked the concept of “outtake” as it is used in cinema and music, as the “errors” or leftover of a film, but also as precious extra tracks of a record.

ITALIAN VERSION WITH ENGLISH SUBS

In esclusiva su ARTRIBUNE

Durante le riprese del documentario “iSola” (80′) a cui ho partecipato come organizzatore e operatore per alcune scene, la mia amica e regista Elisa Fuksas mi ha chiesto di pensare come artista a qualcosa, magari una performance, che potesse mettere in connessione lei stessa e Alessia, l’amica di sempre, perduta, e poi ritrovata grazie al comune tumore. Un gesto, un atto simbolico, soprattutto una sorpresa per Alessia, che potesse chiudere il film. 

Siccome il documentario è girato interamente con l’iPhone e il tema della fede è presente, ho pensato a una sorta di “pellegrinaggio verticale”, una preghiera tecnologica per entrambe che si spinge verso l’alto, e così ho deciso di lanciare un iPhone (il mio) nello spazio (con un pallone sonda).

Salendo sempre più in alto e disconnettendosi dalle amiche, il telefono lanciato è diventato una specie di piccolo Golden Record contemporaneo, che riflette e rilancia le cose terrestri, quelle che tutte noi vediamo ormai sempre più esclusivamente sugli schermi dei nostri telefonini, su una scala cosmica, che le esalta e le ridimensiona insieme, offrendo un’esperienza onirica e una riflessione sull’uso rivoluzionario delle tecnologie e dei social media.


È possibile che sia l’unico telefono civile a essersi mai spinto a quelle altezze, ben 37mila metri, più di tre volte il monte Everest. Durante il lancio è stato come sfiorare davvero il cielo con un dito attraverso questa protesi tecnologica. Il telefono è miracolosamente sopravvissuto, anche a -60 gradi. Mi ci è voluto un mese e mezzo per organizzare questa “performance”, realizzata con la collaborazione della casa di produzione milanese Involve Productions, che rappresenta il mio quarto “artblitz” 4/5  e, con “Macrocosmo” e “Deserto_mare”, conclude la mia personale “trilogia dello spazio” videoartistica.


Gli “outtake” sono tutte immagini girate con smartphone, video caricati da utenti anonimi reperiti online come da un inconscio collettivo digitale, che talvolta diventano vere e proprie news trasmesse dai canali di informazione istituzionali. Mi piaceva il concetto di “outtake” così come è utilizzato nel cinema e nella musica, come scarti/errori di un film, ma anche come tracce extra preziose di un disco. 

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