/// VERSIONE ITALIANA SOTTO ///

I created for Il Crepaccio Instagram Show @ilcrepaccio curated by the Milanese journalist and curator Caroline Corbetta, a series of five animated digital collages based on images generated with artificial intelligence (AI) that work with generative adversarial networks aka GANs:

These networks allow the AI ​​to generate realistic images (but also sounds, voices, music) starting from a “dataset”, or even from “noise”, learning from itself. The interesting thing is that you can ask a GAN to “make it weird” that is to generate images that are a mix of categories, pushing the boundaries of the human imagination.

The result are anomalous images that “look like something but are not like anything”, made up of absurd and alienating objects that do not fit any human taxonomy. Rather, they belong to a kind of machine unconscious capable of generating dream compositions put together by the GAN algorithm, whose parameters have been altered.



I intervened on these scenarios, which I call “GANscapes”, with some details, dosing my collaboration with AI. I therefore created five “rooms” to see, from inside, how a machine dreams of us. Each room hosts the voice of digitally generated famous singers: Mina, Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, David Bowie, Elvis Presley.

VERSIONE ITALIANA

Ho creato per Il Crepaccio Instagram Show @ilcrepaccio curato dalla giornalista e curatrice milaneseCaroline Corbettaa, una serie di cinque collage digitali animati basati su immagini generate con l’intelligenza artificiale (IA) che lavorano con le “reti generative antagoniste” o “GAN” (generative adversarial networks).

Questi reti consentono all’IA di generare immagini (ma anche suoni, voci, musica) realistiche a partire da un “dataset”, o anche da zero, imparando da sé. La cosa interessante è che si può chiedere a una GAN di “sbagliare” ovvero di generare immagini che siano un mix di categorie, spingendo i confini dell’immaginazione umana.

Il risultato sono immagini anomale che “sembrano ma non sono”, costituite da oggetti assurdi e stranianti che non si adattano ad alcuna tassonomia umana. Piuttosto, appartengono a una sorta di inconscio della macchina in grado di generare composizioni oniriche messe insieme dall’algoritmo GAN, i cui parametri sono stati alterati.

Sono intervenuto su questi scenari, che chiamo “GANscapes”, con alcuni dettagli, dosando la mia collaborazione con l’IA. Ho quindi creato cinque “stanze” per vedere, da dentro, come una macchina ci sogna. Ogni stanza ospita la voce di cantanti famosi generati digitalmente.